La squadra di Mignani, nonostante qualche inciampo fisiologico, sembra ora in grado di comprendersi e gestire le proprie risorse come mai fatto prima d’ora.
A Cesena, dicembre e gennaio non sono stati semplici mesi, ma una roboante prova di maturità. Facciamo chiarezza e creiamo contesto: i ragazzi di Mignani, al 19 gennaio del 2026, ricoprono il quinto posto in Serie B, avendo archiviato 34 punti collezionati in 20 gare e conditi da 27 gol fatti e 22 subiti. Non male, specie pensando al gruppo delle competitor che – come i bianconeri – sognano in grande pur misurando ogni piccolo passo caratteriale.
A proposito, il rush finale del 2025, in particolare, racconta una squadra che ha imparato a stare dentro le partite senza per forza dominarle. L’1-1 di Padova dell’8 dicembre, con il lampo di Adamo al 76’ e la beffa al 94’, è stato uno scorcio emblematico. Sette giorni dopo, contro il Mantova, il Manuzzi ha visto anche l’altra faccia della medaglia, trovandosi sotto per 0-2 e rimontando fino a un esagerato 3-2, con Shpendi a rimettere in asse la serata e Frabotta a firmare la liberazione più goduriosa. Lo dico siccome partite del genere trascendono dal risultato e rappresentano un boost energetico glorioso, capace di accedere i sogni e coccolare le più dormienti consapevolezze sportive, tali anche dopo pareggi amari – vedi l’1-1 contro la Juve Stabia – o sconfitte cocenti come quella di Catanzaro, a seguito della quale i bianconeri hanno dovuto curare più di qualche ferita spiacevole e riordinare idee confuse da un match stordente.
Il 2026 è poi iniziato con un inciampo pesante, orchestrato dal corsaro Empoli che con uno 0-1 in trasferta ha punito una squadra fin troppo addolcita dalle vacanze natalizie. La quale – e qui notiamo lo switch morale – è stata però in grado di rispondere, appena una settimana dopo, con una vittoria pesantissima a Reggio Emilia, rubata a una Reggiana arrembante ma regolata dalla provvidenziale doppietta di Shpendi, arrivata (peraltro) dopo il vantaggio ospite firmato da Portanova.
Tatticamente, il Cesena sembra sempre più vicino alla propria definitiva fisionomia, scandita da un blocco difensivo più ordinato, terzini meno “sconsiderati” e mezze ali che danno gamba e pressione. Il nodo resta negli ultimi trenta metri: infatti, quando le corsie non accelerano e Shpendi viene schermato, la manovra rischia di assumere connotati prevedibili. Ma proprio qui staziona la sfumatura più iconica, perchè il Cesena non gode di un solo copione, sapendo – al contrario – soffrire, ribaltare partite complicatissime e vincere “da grande” fuori casa.
E allora queste settimane riassumono sì un filotto di risultati analizzabili e da commentare, ma offrono una nitida fotografia utile a chiunque voglia comprendere il lavoro di questo collettivo, che ha smesso di “chiedere” tempo ed ha iniziato a prenderselo, con grinta e disciplina.
La stessa che, probabilmente, consegnerà ad ogni spettatore un prosieguo a dir poco identitario.
Foto Fabio Casadei








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