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Intervista a Emanuel Cascione

Ex giocatore di diverse squadre come AC Cesena, Pistoiese, Rimini FC, Reggina 1914, Delfino Pescara 1936 e con un’esperienza anche in Inghilterra al West Ham United, Emanuel Cascione si racconta.

Emanuel, a quale di queste squadre ti senti più legato?

«Al AC Cesena, dove ho vissuto gli anni più importanti, e al Delfino Pescara 1936, dove ho disputato una bellissima annata vincendo il campionato.

Anzi, a Pescara oltre a giocare ho allenato anche l’ultima parte della stagione. Direi che sono queste le due squadre a cui sono maggiormente legato.»

Hai allenato a Pescara, Cattolica, San Marino e Pistoia; attualmente collabori con il Rumagna come scuola calcio a gruppo e individuale. Parlaci di questo progetto.

«Il progetto si chiama Scuola Calcio 4 Soccer: è una scuola calcio dedicata ai ragazzi e alle ragazze dagli 8 anni in su, ma mi occupo anche di giocatori più grandi, dalle Juniores fino alle prime squadre.

Il progetto è partito un anno fa. Volevo provare questa nuova avventura perché i ragazzi hanno bisogno di lavorare molto sulla parte tecnica. Oltre a questo, cerco di formare i giovani a 360 gradi, costruendoli sul piano fisico e mentale.

Ho inserito anche una preseason per i ragazzi della Juniores e della prima squadra, dove si preparano non solo fisicamente per la stagione successiva.

Sono molto contento di come stanno andando le cose: stanno arrivando sempre più ragazzi e vedo soddisfazione anche da parte dei genitori.»

Calcio italiano in difficoltà: quali sono secondo te le soluzioni per far ripartire tutto il movimento?

«Nessuno ha la verità in tasca, io posso esprimere solo il mio parere. Vedo tanti interventi, ma di sicuro a livello giovanile qualcosa non va: manca la formazione tecnica e mentale.

Bisogna lavorare molto sulle basi. Mancano programmazione e coraggio nel lanciare i giovani, anche se naturalmente bisogna mandare nella mischia quelli preparati.

Noto che a livello giovanile si pensa troppo al risultato: molti allenatori dei ragazzi pensano solo a vincere.

Non va bene copiare altri Paesi, perché abbiamo una cultura diversa rispetto a Spagna e Germania.»

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