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Il sogno spezzato di McGrath

Oro sfumato nello slalom olimpico

Oggi sarei stato uno dei pochi italiani a gioire per una medaglia d’oro conquistata dalla Norvegia che è davanti a noi nel medagliere.
Una medaglia possibile , ma sfumata per lo sciatore norvegese Atle Lie McGrath nello Slalom Speciale di sci alpino alle Olimpiadi Milano – Cortina sulla pista di Bormio. Sarei felice non per spirito antipatriottico, anzi …io amo il tricolore. Ma per simpatia verso un ragazzo. Infatti il 4 febbraio ho avuto l’opportunità di seguire da vicino gli allenamenti preolimpici della nazionale norvegese ad Andalo, incontrando proprio il giovane atleta, osservandolo in azione sulla neve, condividendo con lui anche alcuni momenti in cabinovia dove mi ha concesso anche una breve intervista su come si stava allenando e su come gli piacesse farlo in Italia. Racconti di un ragazzo che a pelle mi è risultato subito simpatico. Il suo impegno che trasforma un allenamento in una storia umana prima ancora che sportiva. Per questo, vederlo oggi in televisione al comando dopo una prima manche dominata, non potevo che essere contento per lui, ricordando quella mattina di due settimane fa, quando l’avevo incontrato sorridente e disponibile.

Pochi giorni dopo, l’8 febbraio, un lutto ha però colpito la sua famiglia: la scomparsa del nonno, una perdita difficile da assorbire proprio alla vigilia dell’appuntamento olimpico. Un post su Instagram struggente per ricordare il nonno che era una figura di riferimento per la sua carriera.
Si poteva delineare una sorta di favola sportiva dopo la prima manche: partire in testa nella seconda e inseguire l’oro anche per onorarne la memoria di un caro. McGrath si è presentato al cancelletto con il lutto al braccio, carico di significati e responsabilità.

Ma la tensione accumulata, la pressione della gara e di raggiungere quel traguardo ambitissimo e il livello altissimo degli avversari, probabilmente hanno giocato un brutto scherzo . A mettere ancora più  pressione, ci pensano in particolare lo svizzero Loic Meillard e l’austriaco Fabio  Gstrein, protagonisti di ottime seconde manche che hanno finito per pesare.Tanto nella testa di Atle. Nella discesa decisiva il norvegese è apparso subito contratto, teso,troppo teso, fino all’errore fatale: l’inforcata che ha spento il suo sogno. L’oro è andato allo svizzero, l’argento all’austriaco. Terzo il compagno di squadra Henrik Kristoffersen, anche lui incontrato in allenamento ad Andalo.

Poi tutta la disperazione di un atleta consapevole di aver perso un’occasione forse irripetibile, e soprattutto la medaglia che avrebbe voluto dedicare al nonno. I bastoncini lanciati oltre le reti, gli sci tolti di colpo, la corsa solitaria verso il bosco di Bormio, lontano da tutti . Ma non dalle telecamere che hanno colto il dolore silenzioso di McGrath, disteso nella neve nel tentativo di lasciar sfogare rabbia e delusione. Solo dopo alcuni minuti una motoslitta lo ha riportato al traguardo. Ma il suo volto era tutto un programma. Dal sogno ad un incubo in pochissimo tempo. La pressione che fa brutti scherzi.

Resta, al di là del risultato, il dispiacere umano per un ragazzo con cui, anche solo per una mattina, avevo condiviso un frammento di percorso ed una mia esperienza giornalistica e fotografica da me mai vissuta prima così da vicino . L’augurio è che possa riscattarsi nelle prossime gare di Coppa del Mondo, nei futuri Mondiali e tra quattro anni prendersi ciò che oggi gli è sfuggito: quell’oro olimpico inseguito con talento, sacrificio e cuore.

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