Punteggio tennistico al Morgagni, dove il Forlì travolge il Pescara 6-3 al termine di una partita pazzesca, ricca di gol, errori, ribaltamenti e colpi di scena.
Per la squadra di mister Campedelli era il debutto casalingo in campionato, dopo l’ottimo pareggio conquistato nella prima giornata sul terreno della Sambenedettese. Il tecnico biancorosso, squalificato, non ha potuto però guidare la squadra dalla panchina ed è stato sostituito dal vice allenatore Bamonte.
Sugli scudi bomber Elia Petrelli, autore di una tripletta e di una prova maiuscola. Sul risultato finale hanno però inciso anche gli errori delle due difese e, in particolare, dei portieri, protagonisti in negativo di alcuni episodi che hanno contribuito a rendere tennistico il punteggio.
Il primo regalo arriva dalla retroguardia forlivese: Onofri passa il pallone a Veliaj, il portiere commette un errore e Meazzi ne approfitta portando in vantaggio gli ospiti.
La reazione del Forlì non tarda ad arrivare. Passano pochi minuti e, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, il gigante Munaretti svetta di testa e ristabilisce la parità: 1-1.
Poco dopo è invece la difesa del Pescara a sbagliare. Saio esce malissimo e Petrelli, in agguato, non perdona, firmando il sorpasso biancorosso per il 2-1.
Il tris porta la firma di Macrì, autore di un’ottima gara e costretto nella ripresa a giocare anche con un vistoso turbante dopo un colpo subito. Il suo sinistro sorprende Saio e porta il Forlì sul 3-1.
Prima dell’intervallo arriva un altro episodio importante: Pellacani interviene duramente su Petrelli e, dopo la verifica aa VAR, il direttore di gara decide di espellere il giocatore pescarese.
Le squadre vanno così negli spogliatoi con il Forlì avanti 3-1 e il Pescara costretto a disputare tutta la ripresa in inferiorità numerica.
La partita, però, è tutt’altro che chiusa. Nel secondo tempo Ferraris trova la rete del 3-2 e riapre l’incontro. Poco dopo viene concesso un calcio di rigore agli adriatici: dal dischetto Guccione non sbaglia e firma l’incredibile 3-3. Per il giocatore pescarese Guccione è una serata particolare: suo padre infatti è mancato in settimana e l’esultanza era proprio dedicata alla memoria del genitore.
Una partita che sembra sfuggire di mano al Forlì, con il Pescara capace, nonostante l’uomo in meno, di recuperare due reti e raggiungere un pareggio che sembrava insperato.
Ma le sorprese non sono finite.
Il Galletto si getta nuovamente all’attacco. Munaretti, da buona posizione, alza troppo il pallone di testa divorandosi la possibile rete del nuovo vantaggio. Il 4-3 arriva però poco dopo grazie a Coveri, abile a sfruttare una sponda di Petrelli e a riportare avanti i biancorossi.
Nel finale sale definitivamente in cattedra bomber Petrelli. L’attaccante realizza prima dal dischetto il rigore del 5-3, concesso dall’arbitro Pascucci per un doppio fallo di mano degli adriatici, poi approfitta di una difettosa respinta del portiere ospite Saio per depositare in rete il definitivo 6-3 e completare la sua personale tripletta.
Al Morgagni cala così il sipario su una partita con nove gol e uno spettacolo che i tifosi forlivesi ricorderanno a lungo.
Continua intanto l’ottimo momento del Galletto in questo avvio di stagione: dopo il passaggio del turno in Coppa, la formazione di Campedelli resta imbattuta anche in campionato e sale a quota 4 punti in classifica. In attesa del derby di Coppa Italia (martedì 1 settembre a Ravenna ore 21.00) è da sottolineare che il Pescara l’anno scorso militava in Serie B, a riprova della bella partita giocata dai forlivesi.
Articolo a cura di Alessandro Paganini.
Coordinamento di redazione : Fabio Casadei.
Foto : tratte da pagina Facebook ufficiale di Forli FC

Nove gol, due portieri nel mirino, un’espulsione, un rigore dedicato a un padre appena scomparso: il Morgagni ha regalato una di quelle serate che restano scolpite nella memoria, di quelle che si raccontano ai figli tra vent’anni. E in mezzo a tutto questo caos meraviglioso, un nome che ormai i tifosi biancorossi pronunciano con la venerazione riservata ai bomber veri: Elia Petrelli. Tre gol, freddezza glaciale dal dischetto, l’istinto del cecchino sotto porta: è lui il padrone assoluto di questa notte pazza, lui che trasforma un pareggio che sembrava sfuggire di mano in un trionfo da ricordare. Eppure, diciamocelo senza girarci intorno: quanto ci ha fatto tremare questa squadra? Veliaj che regala il vantaggio agli ospiti con un errore da matita blu, Saio che risponde con la stessa moneta, il Pescara che rimonta due gol con un uomo in meno trascinato dal cuore straziato di Guccione, capace di segnare un rigore pesantissimo nella settimana più difficile della sua vita. Il calcio, quando vuole, sa essere crudele e generoso nello stesso minuto. Ma è proprio in questa altalena di emozioni che si misura il carattere di una squadra, ed è lì che il Forlì di Campedelli, orfano in panchina del proprio allenatore squalificato e guidato dal vice Bamonte, ha dimostrato di avere qualcosa in più. Un gruppo che sale a quota 4 punti e resta imbattuto, proseguendo un cammino che si intreccia perfettamente con l’entusiasmo acceso già nei giorni scorsi, quando i galletti avevano eliminato la Juventus Next Gen in Coppa Italia grazie a un gol pesantissimo di Veliaj, in una serata che sa già di storia da raccontare nei bar della città. E ora la testa corre al derby, quello vero, quello che fa battere il cuore a prescindere dalla categoria: il countdown per la sfida di Ravenna, contro un avversario che porta con sé il fascino di un nome leggendario del calcio mondiale, è già iniziato. Restano negli occhi anche le parole di chi il progetto Forlì lo sta costruendo pezzo su pezzo: pensiamo a quanto raccontato da Marco Catalano sulla voglia di radicare questa squadra nella propria gente, o alla visione più ampia offerta da Matteo Mariani sulla stagione che verrà, tra ambizioni e coppe. Il Morgagni, intanto, si gode il suo Petrelli, i suoi nervi a fior di pelle, e la certezza che con questo Forlì non ci si annoia mai: si passa dalla disperazione all’esaltazione nel giro di novanta minuti, ed è forse proprio per questo che lo si ama così tanto.








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