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Forlì FC, la commozione di Cappelli per il Sigillo e la squadra giovane di Campedelli per la Serie C

La suggestiva cornice della Rocca di Ravaldino ha fatto da sfondo alla presentazione ufficiale del Forlì FC che affronterà il campionato di Serie C 2026/2027. Una serata partecipata, vissuta insieme a tifosi, sponsor, autorità e addetti ai lavori, che ha segnato l’inizio della nuova stagione biancorossa.

A fare gli onori di casa sono stati il presidente Gianfranco Cappelli e il direttore generale Matteo Mariani, che hanno presentato uno a uno i protagonisti della prima squadra affidata a Nicola Campedelli, chiamato a guidare il Forlì nel ritorno tra i professionisti.

Alla cerimonia hanno preso parte anche il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini e l’assessore allo Sport Kevin Bravi, a testimonianza del forte legame che continua a unire la società biancorossa alla città.

La rosa costruita per la nuova stagione punta con decisione sui giovani, una scelta precisa della società che ha deciso di investire su talento, entusiasmo e prospettiva. Accanto ai tanti ragazzi ci saranno però elementi di esperienza, chiamati a fare da guida dentro e fuori dal campo. Tra questi il capitano Riccardo Gaiola, uno dei punti di riferimento dello spogliatoio, che avrà il compito di trasmettere ai più giovani la cultura del lavoro e l’identità biancorossa.

Il momento più emozionante della serata è arrivato, però, all’inizio della presentazione. A sorpresa, il sindaco Gian Luca Zattini ha annunciato che il Comune conferirà a Gianfranco Cappelli il Sigillo di Caterina Sforza, la più alta onorificenza civica della città di Forlì.

Una comunicazione che ha colto di sorpresa il presidente biancorosso, visibilmente commosso e accolto da un lungo applauso del pubblico presente. Un riconoscimento che premia non soltanto il suo impegno alla guida del Forlì FC, ma anche il contributo offerto negli anni allo sport e alla comunità forlivese.

Tra l’entusiasmo dei tifosi, la voglia di essere protagonista in Serie C e un momento destinato a rimanere nella memoria della società, il Forlì ha così inaugurato ufficialmente la stagione 2026/2027. Ora, dopo le presentazioni, sarà il campo a raccontare le ambizioni della squadra di Nicola Campedelli.

C’è una cosa che alla Rocca di Ravaldino si è vista con chiarezza, al di là delle luci e degli applausi di rito: questo Forlì ha deciso di scommettere su sé stesso, con la testardaggine di chi ha a volte sbagliato ma ha imparato dagli errori. Non è un dettaglio da poco. Perché quando Gianfranco Cappelli si è trovato davanti al sindaco Zattini che gli annunciava il Sigillo di Caterina Sforza, quella commozione non era teatro: era il peso di anni passati a tenere in piedi un progetto che poteva sfaldarsi mille volte, e non l’ha fatto. Chi lo critica quando le cose vanno storte dovrebbe ricordarselo, e chi oggi lo osanna dovrebbe farlo sapendo perché.

La squadra, però, è un’altra storia, ed è quella che conta da qui in avanti. Questa stagione, ancora nei professionisti, passa dalle mani di Nicola Campedelli, che ha scelto di costruire un gruppo giovane, forse persino troppo giovane per i gusti dei nostalgici della vecchia guardia, ma con un’ambizione dichiarata: crescere insieme, sbagliare insieme, e alla fine vincere insieme. Al suo fianco, in campo, la garanzia di un capitano come Riccardo Gaiola, che di identità biancorossa ne ha vista e vissuta parecchia, e che ora dovrà fare da bussola per chi ancora non conosce il peso di una maglia come questa.

Il percorso che porta a questo momento non è nato dal nulla: si è visto già nell’arrivo dei fratelli Valentini, nel benvenuto tributato a Giovanni Perini, e nelle parole con cui lo stesso allenatore si era presentato, ammettendo di essere “emozionato di tornare dopo otto anni” nella conferenza di presentazione. Un filo che lega scelte diverse ma coerenti, dentro un progetto che ora si misurerà con un girone durissimo, quello che mette il Forlì di fronte a corazzate come Reggiana, Spezia e Perugia. Oltre al Ravenna ( di Ronaldinho?). Sarà lì, tra le difficoltà vere e non tra gli applausi di una serata di gala, che scopriremo se questa fede nei giovani era visione o azzardo. Ma intanto, stasera, era lecito lasciarsi trasportare dall’entusiasmo: se lo sono meritato tutti, dal presidente commosso all’ultimo ragazzo arrivato in rosa.

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