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Fabrizio Caporusso corre con Marcell Jacobs: il premio di una batteria indimenticabile a Firenze

Con i Campionati Italiani Assoluti di atletica leggera, svolti a Firenze il 25 e 26 luglio, si conclude un mese intenso per la Libertas Atletica Forlì, impegnata su tutti i fronti dei Campionati Italiani di categoria. È stato un periodo fondamentale che ha misurato in modo inequivocabile la temperatura dell’attività agonistica, la quale, mai come quest’anno, ha raggiunto livelli straordinari, proprio nel decimo anno dalla fondazione della società biancorossa: 4 atleti iscritti a Grosseto (Under 18), 5 a Caorle (Under 20), 2 a Molfetta (Under 23) più 1 atleta della categoria Assoluta nel decathlon e 3 a Firenze (Assoluti). Nella città toscana si sono cimentati i migliori atleti del panorama nazionale, in palio 40 titoli di Campione Italiano e un posto per gli imminenti Campionati Europei di agosto. La manifestazione si articolava in due fasi: la prima denominata Challange (24/25 luglio) con lo scopo di selezionare i migliori 3 atleti per disciplina, fra coloro che non sono riusciti ad ottenere il minimo per partecipare direttamente alla fase finale, sempre a Firenze. Una geniale intuizione della Federazione, inserita nel programma degli assoluti dal 2022, che promuove la partecipazione alla kermesse nazionale di un numero rilevante di atleti. Basti pensare alla media di partecipanti al Challange di oltre 25/30 partecipanti nelle gare di corsa e 10/15 nei così detti concorsi, cioè salti e lanci. Nelle qualificazioni del Challange due erano gli atleti della Libertas ai blocchi di partenza nelle corse: Ramon Debarre nei 400m e Dario Collura nei 400hs, entrambi alla ricerca della condizione di inizio stagione, dopo i risultati inferiori alle loro aspettative ottenuti ai Campionati Italiani rispettivamente Under 20 e Under 23. Ma la tensione di questa prima esperienza nazionale assoluta non ha certamente giocato a favore dei talenti biancorossi, determinando un piazzamento di rincalzo. Ramon finisce la sua fatica nel giro di pista con 48″89, mentre Dario pur provando nuovi ritmi fra un ostacolo e l’altro, conclude la gara con 55″32. La pausa estiva consentirà a entrambi gli atleti di trovare la giusta condizione per ottimizzare il loro potenziale. Discorso diverso per Fabrizio Caporusso reduce da un 10″47 ottenuto ai Campionati di Società di maggio a Parma, tale da consentirgli di centrare l’accesso diretto agli assoluti di Firenze, senza dover passare per le qualificazioni del Challange. Ma il recente ritorno alla vecchia conduzione tecnica, avvenuto dopo il cambio all’inizio della stagione, non ha portato bene al giovane sprinter, il cui rendimento non si caratterizza certo per la continuità. Tant’è che il grafico delle sue migliori prestazioni ha un andamento altalenante, dove ad un risultato eccellente segue quasi sempre una prestazione ordinaria. E’ il caso di Firenze che lo ha visto ottenere il quarto posto in batteria col tempo di 10″64 alle spalle di Marcell Jacobs, oro olimpico nei 100m e 4×100 di Tokio 2021. Un vero e proprio premio per Fabrizio, un ricordo che rimarrà per sempre scolpito nella sua memoria e che vale più di ogni altro metallo, per quanto prezioso. Al momento si intende … perché Marcell non era poi così lontano! Prima foto allegata: Fabrizio Caporusso (n°116) impegnato nei 100m insieme al campione Olimpico Marcell Jacobs (125).

Quella di Firenze resterà nella memoria di Fabrizio Caporusso come una di quelle gare che non si dimentica, non per il tempo cronometrato ma per il significato che porta con sé. Correre nella stessa batteria di Marcell Jacobs, il campione olimpico dei 100 metri che ha scritto la storia dell’atletica italiana portando l’oro a casa da Tokio 2021, è una di quelle esperienze che ogni giovane sprinter sogna nel silenzio della sua testa. E Caporusso ha centrato il quarto posto con 10″64, dietro a chi ha già consegnato il proprio nome ai manuali di storia dello sport: non è un podio, è vero, ma è qualcosa di più prezioso, uno di quei momenti che rimane inciso. Perché quello non è un semplice metro di differenza sulla pista, è la vicinanza con l’eccellenza, la consapevolezza di stare nello stesso spazio dove abitano i campioni.

Eppure il percorso di Caporusso fino a Firenze raconta una stagione tutt’altro che lineare. Quel 10″47 ottenuto ai Campionati di Società di maggio a Parma sembrava aver messo in fila le cose nella giusta direzione, gli aveva garantito l’accesso diretto agli assoluti senza passare per le qualificazioni della Challenge, un privilegio guadagnato sul campo. Ma il cambio nella conduzione tecnica, avvenuto solo di recente dopo le scelte dell’inizio stagione, non ha portato continuità nelle prestazioni. Caporusso è uno di quei ragazzi il cui rendimento oscilla, dove a una gara eccellente succede quasi puntualmente una prestazione ordinaria, come se la fiducia in se stesso dovesse rincorrerlo batteria dopo batteria. Ecco perché il momento di Firenze assume un peso diverso: non per aver vinto, ma per aver scoperto di poter stare lì, nello stesso respiro del campione.

La manifestazione di Firenze ha rappresentato comunque una prova generale significativa per l’intera Libertas Atletica Forlì nel suo anno particolarmente fertile. Accanto alla gara senior, la società ha schierato atleti su tutti i fronti dei campionati italiani di categoria, dalla Challenge Under 20 di Caorle agli assoluti di decathlon, dimostrando una crescita che non è casuale nel decimo anno di vita della società. Non si tratta di numeri, ma di una progressione costruita pazienza dopo pazienza, dove ragazzi come Ramon Debarre e Dario Collura, sebbene non abbiano centrato le loro prove nei 400 e 400 ostacoli, continueranno a trovare nella pausa estiva la tregua necessaria per ritrovare la forma e capire dove indirizzare l’energia. È il ciclo naturale di chi corre a livello nazionale: non tutte le gare raccontano il potenziale reale.

Quella di Firenze resterà nella memoria di Fabrizio Caporusso come una di quelle gare che non si dimentica, non per il tempo cronometrato ma per il significato che porta con sé. Correre nella stessa batteria di Marcell Jacobs, il campione olimpico dei 100 metri che ha scritto la storia dell’atletica italiana portando l’oro a casa da Tokio 2021, è una di quelle esperienze che ogni giovane sprinter sogna nel silenzio della sua testa. E Caporusso ha centrato il quarto posto con 10″64, dietro a chi ha già consegnato il proprio nome ai manuali di storia dello sport: non è un podio, è vero, ma è qualcosa di più prezioso, uno di quei momenti che rimane inciso. Perché quello non è un semplice metro di differenza sulla pista, è la vicinanza con l’eccellenza, la consapevolezza di stare nello stesso spazio dove abitano i campioni.

Eppure il percorso di Caporusso fino a Firenze raconta una stagione tutt’altro che lineare. Quel 10″47 ottenuto ai Campionati di Società di maggio a Parma sembrava aver messo in fila le cose nella giusta direzione, gli aveva garantito l’accesso diretto agli assoluti senza passare per le qualificazioni della Challenge, un privilegio guadagnato sul campo. Ma il cambio nella conduzione tecnica, avvenuto solo di recente dopo le scelte dell’inizio stagione, non ha portato continuità nelle prestazioni. Caporusso è uno di quei ragazzi il cui rendimento oscilla, dove a una gara eccellente succede quasi puntualmente una prestazione ordinaria, come se la fiducia in se stesso dovesse rincorrerlo batteria dopo batteria. Ecco perché il momento di Firenze assume un peso diverso: non per aver vinto, ma per aver scoperto di poter stare lì, nello stesso respiro del campione.

La manifestazione di Firenze ha rappresentato comunque una prova generale significativa per l’intera Libertas Atletica Forlì nel suo anno particolarmente fertile. Accanto alla gara senior, la società ha schierato atleti su tutti i fronti dei campionati italiani di categoria, dalla Challenge Under 20 di Caorle agli assoluti di decathlon, dimostrando una crescita che non è casuale nel decimo anno di vita della società. Non si tratta di numeri, ma di una progressione costruita pazienza dopo pazienza, dove ragazzi come Ramon Debarre e Dario Collura, sebbene non abbiano centrato le loro prove nei 400 e 400 ostacoli, continueranno a trovare nella pausa estiva la tregua necessaria per ritrovare la forma e capire dove indirizzare l’energia. È il ciclo naturale di chi corre a livello nazionale: non tutte le gare raccontano il potenziale reale.

Quella di Firenze resterà nella memoria di Fabrizio Caporusso come una di quelle gare che non si dimentica, non per il tempo cronometrato ma per il significato che porta con sé. Correre nella stessa batteria di Marcell Jacobs, il campione olimpico dei 100 metri che ha scritto la storia dell’atletica italiana portando l’oro a casa da Tokio 2021, è una di quelle esperienze che ogni giovane sprinter sogna nel silenzio della sua testa. E Caporusso ha centrato il quarto posto con 10″64, dietro a chi ha già consegnato il proprio nome ai manuali di storia dello sport: non è un podio, è vero, ma è qualcosa di più prezioso, uno di quei momenti che rimane inciso. Perché quello non è un semplice metro di differenza sulla pista, è la vicinanza con l’eccellenza, la consapevolezza di stare nello stesso spazio dove abitano i campioni.

Eppure il percorso di Caporusso fino a Firenze raconta una stagione tutt’altro che lineare. Quel 10″47 ottenuto ai Campionati di Società di maggio a Parma sembrava aver messo in fila le cose nella giusta direzione, gli aveva garantito l’accesso diretto agli assoluti senza passare per le qualificazioni della Challenge, un privilegio guadagnato sul campo. Ma il cambio nella conduzione tecnica, avvenuto solo di recente dopo le scelte dell’inizio stagione, non ha portato continuità nelle prestazioni. Caporusso è uno di quei ragazzi il cui rendimento oscilla, dove a una gara eccellente succede quasi puntualmente una prestazione ordinaria, come se la fiducia in se stesso dovesse rincorrerlo batteria dopo batteria. Ecco perché il momento di Firenze assume un peso diverso: non per aver vinto, ma per aver scoperto di poter stare lì, nello stesso respiro del campione.

La manifestazione di Firenze ha rappresentato comunque una prova generale significativa per l’intera Libertas Atletica Forlì nel suo anno particolarmente fertile. Accanto alla gara senior, la società ha schierato atleti su tutti i fronti dei campionati italiani di categoria, dalla Challenge Under 20 di Caorle agli assoluti di decathlon, dimostrando una crescita che non è casuale nel decimo anno di vita della società. Non si tratta di numeri, ma di una progressione costruita pazienza dopo pazienza, dove ragazzi come Ramon Debarre e Dario Collura, sebbene non abbiano centrato le loro prove nei 400 e 400 ostacoli, continueranno a trovare nella pausa estiva la tregua necessaria per ritrovare la forma e capire dove indirizzare l’energia. È il ciclo naturale di chi corre a livello nazionale: non tutte le gare raccontano il potenziale reale.

Foto e fonte: da Comunicato Stampa fornito agli organi stampa da Libertas Atletica Forlì

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