Il Cesena di Cole chiude una stagione disastrosa in maniera altrettanto drammatica, con un 3-4 in favore del Padova che vale l’11 esimo posto e la mancata qualificazione ai playoff.
Questa sera non esistono attenuanti: il Cesena, in casa, ha distrutto quanto di buono costruito durante la stagione. Il 3-4 in favore di un giovanissimo Padova vale il mancato accesso ai playoff, oltre che una ciliegina a dir poco amara sulla torta più sgradevole tra quelle presenti in pasticceria. Da questo momento in poi, sarà necessario osservare l’undicesimo posto battezzato e costruire il futuro con dignità e programmazione.
Più che una partita, il riassunto della stagione.
Nel suo complesso, la serata del Manuzzi non è stata soltanto una sconfitta, bensì una sonora resa dei conti. Una di quelle partite che svelano il senso più profondo di un cammino crudele. Il Cesena doveva vincere, senza attenuanti. Aveva davanti a sé una squadra giovane, alleggerita da molte seconde linee che invece hanno garantito una gara folle, scomposta ed emotivamente ingestibile. Sette gol, continui ribaltamenti, proteste, traverse e un finale amarissimo non bastano a trasformare il caos in alibi. Al contrario, lo rendono ancora più evidente.
Non a caso, l’inizio del match è un avvertimento che diventa subito condanna. Dopo appena due minuti il Padova passa in vantaggio: Ghiglione lavora sulla destra, Seghetti attacca l’area, Siano sbaglia l’intervento e Di Maggio è il più rapido a trasformare l’incertezza in gol. Il Cavalluccio, per qualche istante, sembra avere almeno la forza nervosa di reagire. Così Berti recupera palla, Cerri apre il campo e Shpendi trova l’1-1. Poco dopo, ancora la connessione tra Shpendi e Cerri produce il sorpasso: il primo scappa sulla destra, il secondo colpisce di testa e firma il 2-1. In cinque minuti, dunque, si passa dal baratro alla rimonta. Sarebbe potuto essere l’inizio di una serata liberatoria, diventando tuttavia l’anticamera di un’altra frattura inspiegabile.
Al solito, il Cesena non ha mai dato davvero l’impressione di governare la partita. Ha avuto fiammate, certo, ma non controllo. E così il Padova, tutt’altro che disposto a recitare da comparsa, ha ricominciato a colpire sulle stesse ferite. Ancora Ghiglione dalla destra, poi Di Maggio e una difesa troppo tenera nel leggere il pericolo. A seguire, l’errore di Berti in area, il pallone recuperato da Fusi, l’appoggio per Caprari e il 2-3 che riporta avanti gli ospiti. Tutto nel giro di pochi minuti e con disarmante facilità.
Il 3-3 di Shpendi, nel recupero del primo tempo, sembra far riemergere alcuni scampoli di vitalità. Il Manuzzi torna a crederci, almeno per inerzia. Tuttavia, la ripresa racconta un’altra storia: quando il Cesena avrebbe dovuto indirizzare definitivamente la partita, ha finito per consumarla. Segnaliamo un’occasione ghiotta per Cerri, poi Shpendi che scalda i guantoni al portiere ospite, Mangraviti che colpisce la traversa nel finale e il gol che decide la stagione giunto – indovinate un po’? – dalla formazione ospite.
A cinque minuti dalla fine, su un corner a favore dei bianconeri, il Padova riparte con coraggio e determinazione. Capelli si fa mezzo campo in solitudine, arriva al limite dell’area e serve Seghetti, che in acrobazia batte Siano con un castigo che vale il 3-4 e fotografa perfettamente una squadra alla confusa ricerca dei playoff, finita per disintegrare ogni – legittimo – sogno di gloria di inizio stagione.
Alla fine resta il rumore dei fischi, forse inevitabile e sicuramente comprensibile. Resta una Curva Mare delusa, una squadra a testa bassa e una classifica che non concede più appelli. Ai playoff va l’Avellino, il Cesena chiude undicesimo e viene superato persino dal Padova. Senza troppe paranoie, possiamo definire questo finale un fallimento sportivo, capace di disperdere tutte le note positive regalate dal girone d’andata in un viaggio di ritorno quasi dilettantesco.

Ashley Cole, alla luce dei fatti, eredita una sentenza pesantissima. Il suo futuro – se sarà davvero futuro, e mi auguro gli si conceda il giusto tempo – dovrà partire dalla necessità di restituire alla squadra struttura, nervo, equilibrio e una forma di responsabilità competitiva. Dati alla mano, talento, episodi e vampate non bastano per diventare “adulti” e regalare al tifo bianconero un sogno ormai sbiadito.
TABELLINO
Cesena-Padova 3-4
CESENA (4-2-3-1): Siano; Ciofi, Zaro, Mangraviti, Corazza (34’ st Ciervo); Bastoni (20’ st Castrovilli), Bisoli; Olivieri, Berti, Shpendi; Cerri (17’ st Vrioni). A disp.: Ferretti, Guidi, Piacentini, Magni, Frabotta, Castagnetti, Arrigoni, Francesconi, Tosku.
Allenatore: Cole.
PADOVA (3-5-2): Fortin; Faedo, Perrotta (29’ st Boi), Pastina; Ghiglione (17’ st Capelli), Fusi (1’ st Favale), Giunti, Di Maggio (17’ st Bonaiuto), Silva; Seghetti, Caprari (35’ st Varas). A disp.: Mouquet, Sorrentino, Belli, Crisetig, Tumiatti, Bortoussi.
Allenatore: Breda.
Arbitro: Arena di Torre del Greco.
Reti: 2’ pt, 14’ pt Di Maggio, 5’ pt, 47’ pt Shpendi, 7’ pt Cerri, 17’ pt Caprari, 39’ st Seghetti.
Foto di Fabio Casadei









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